74) Plechanov. L'individuo e le cause generali della storia.
Al problema se la storia sia fatta da cause generali o da
individui (eroi, grandi personalit) Plechanov cerca di dare una
risposta in questi termini: gli individui non possono cambiare le
cause generali, n la direzione generale della storia. La loro
grandezza emerge solo quando essi interpretano e seguono questa
direzione. (T. Carlyle, storico e saggista dell'Ottocento, si
oppose al positivismo, allora imperante anche negli studi storici,
valorizzando le grandi personalit della storia).
G. Plechanov, Della funzione della personalit nella storia
(pagine 69-70).

 Attualmente non si pu pi considerare la natura umana come la
causa determinante e pi generale del movimento storico: se essa 
costante, allora non pu spiegare il corso estremamente variabile
della storia, ma se essa cambia,  evidente che i suoi stessi
cambiamenti vengono determinati dal movimento storico. Attualmente
la causa determinante e pi generale del movimento storico
dell'umanit consiste, come bisogna riconoscere, nello sviluppo
delle forze produttive, da cui vengono determinati i cambiamenti
successivi nei rapporti sociali degli uomini. Accanto a questa
causa generale agiscono cause particolari, cio, quell'ambiente
storico in cui avviene lo sviluppo delle forze produttive di un
popolo determinato e che a sua volta, in ultima analisi,  stato
creato dallo sviluppo di queste stesse forze da altri popoli, cio
da questa stessa causa generale.
Infine l'influenza delle cause particolari  completata
dall'azione delle cause singolari, cio dalle particolarit
personali degli uomini politici e da altre casualit, grazie
alle quali gli avvenimenti assumono in ultimo la loro fisionomia
individuale. Le cause singolari non possono produrre cambiamenti
radicali nell'azione delle cause generali e particolari, che per
giunta determinano l'orientamento e i limiti dell'influenza delle
cause singolari. Per ci non ostante, non vi  dubbio che la
storia avrebbe assunto un'altra fisionomia, se le ragioni
singolari che esercitarono la loro influenza su di essa, fossero
sostituite da altre cause del genere.
[...].
Ma torniamo al nostro tema. Il grande uomo  grande non perch le
sue particolarit personali attribuiscano una fisionomia
individuale ai grandi avvenimenti storici, ma perch  dotato di
particolarit, che lo fanno l'individuo pi capace di servire alle
grandi necessit sociali della sua epoca, sorte sotto l'influenza
di cause generali e particolari. Carlyle, nella sua nota opera
sugli eroi, chiama i grandi uomini degli iniziatori (Beginners).
E' un nome molto a proposito. Un grande uomo  appunto un
iniziatore, giacch egli vede pi lontano degli altri e desidera
pi fortemente degli altri. Egli risolve i problemi scientifici
sollevati dal corso anteriore dello sviluppo intellettuale della
societ, egli indica le nuove necessit sociali create dallo
sviluppo anteriore dei rapporti sociali; egli si assume
l'iniziativa di soddisfare queste necessit. Egli  un eroe. Un
eroe non nel senso di poter arrestare o cambiare il corso naturale
delle cose, ma nel senso che la sua attivit  un'espressione
cosciente e libera di questo corso necessario ed incosciente. In
ci consiste tutta la sua importanza e tutta la sua forza. Per
questa importanza  colossale e questa forza tremenda.
Bismarck diceva che noi non possiamo fare la storia ma dobbiamo
aspettare finch essa venga fatta. Ma chi  che fa la storia? La
fa l' uomo sociale che  il suo unico fattore. L'uomo sociale
crea esso stesso i suoi rapporti, cio i rapporti sociali. Ma se
egli crea in un momento dato appunto tali e non altri rapporti,
ci non succede naturalmente senza ragione. Ci  determinato
dallo stato delle forze produttive. Nessun grande uomo pu imporre
alla societ tali rapporti, che gi non corrispondono allo stato
di queste forze o che ancora non corrispondono ad esso. In questo
senso egli non pu veramente far la storia, e in tal caso sarebbe
inutile che egli si mettesse a spostare la lancetta del suo
orologio: egli non avrebbe accelerato con ci il corso del tempo
n lo avrebbe fatto andare indietro. In ci Lamprecht ha
completamente ragione: persino quando si trovava all'apogeo della
sua potenza, Bismarck non avrebbe potuto far tornare la Germania
all'economia naturale.
Nei rapporti sociali esiste la propria logica: fino a quando gli
uomini si troveranno in determinati mutui rapporti, essi
ineluttabilmente sentiranno, penseranno ed agiranno appunto cos e
non altrimenti. Contro tale logica sarebbe inutile che si mettesse
a lottare anche l'uomo politico: il corso naturale delle cose
(cio questa stessa logica dei rapporti sociali) ridurrebbe a
niente tutti i suoi sforzi. Ma se io so in che senso cambiano i
rapporti sociali in virt di determinati cambiamenti nel processo
sociale e economico della produzione, io so pure in che senso si
muter anche la psicologia sociale; di conseguenza io ho la
possibilit di influire su di essa. Influire sulla psicologia
sociale vuol dire influire sugli avvenimenti storici. Quindi in un
certo senso io posso ci non ostante fare la storia e non mi
occorre aspettare fino a quando essa  sar fatta .
G. Plechanov, Della funzione della personalit nella storia,
Edizioni in lingue estere, Mosca, 1946, pagine 50-53.
